Lo psichiatra e scrittore sottolinea che la medicina oggi è sempre più separata in tanti pezzi di uomo. Eppure non ci si può fermare a cure solo l’organo, non dimenticando che la malattia riguarda l’intera persona, con la quale occorre una relazione

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Lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli sottolinea che la medicina oggi è sempre più specializzata e separata in tanti pezzi di uomo. Lo specialista conosce tutto su un organo, ma secondo Andreoli non ci si può fermare a curare l’organo «perché è dentro l’uomo tutto intero… Bisogna essere contemporaneamente specialisti, legati alla conoscenza scientifica, ma anche legati all’uomo: conoscere il significato della vita, sapere che l’uomo ha delle rappresentazioni e dei significati non tutti riferibili alla scienza, perché c’è anche del mistero». Anticipando il suo intervento del 21 febbraio, il professore evidenzia come le nuove tecniche e la digitalizzazione in ambito specialistico siano importanti, ma «nel rapporto con la persona occorre una relazione: capire, ascoltare, sapere rispettare l’uomo». Quindi «per la relazione umana ci deve essere un medico, un uomo capace di capire dolore, sofferenza, il limite, la fragilità dell’uomo». Se si dimenticano queste differenze la tecnica, l’artificiale potrebbe sovrastare la medicina: «Allora la digital life può sostituire la human life e una tecnologia assoluta va rifiutata».