Dal prossimo 9 dicembre riparte la nuova stagione dei Dialoghi di Vita Buona. Nei mesi di apparente silenzio il Comitato Scientifico ha continuato i suoi incontri e le sue riflessioni, riconoscendo e cercando di immaginare risposte al bisogno urgente di spazi di integrazione e di confronto. Da qui il progetto di un vocabolario per Milano

di Luca Bressan

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Parte il prossimo 9 dicembre, con un evento alle ore 21.00 presso il Piccolo Teatro Studio, la nuova stagione dei Dialoghi di Vita Buona. Nei mesi di apparente silenzio il Comitato Scientifico ha continuato i suoi incontri e le sue riflessioni, riconoscendo e cercando di immaginare risposte al bisogno urgente di spazi di integrazione e di confronto, per favorire la costruzione di quel soggetto unitario di cui Milano (ma anche l’Italia e l’Europa) ha bisogno per rileggere alla giusta profondità il processo di trasformazione – di cambiamento d’epoca – che la metropoli sta vivendo, e che potrebbe – se affrontato troppo in superficie – dissolvere non solo il bagaglio antropologico di valori, simboli e rappresentazioni che queste terre sono riuscite a maturare sino ad oggi; potrebbe dissolvere il soggetto stesso, la città come esperienza che unifica.

Il progetto di un vocabolario per Milano

Il Comitato Scientifico ha riletto l’esperienza dei Dialoghi di Vita Buona come un laboratorio in grado di sviluppare un linguaggio condiviso, che consente alle diverse istituzioni che lo animano di seminare dentro i propri spazi di vita quotidiana una visione comune e partecipata delle sfide che stiamo affrontando, degli scenari che si stanno costruendo, dei compiti che possiamo assumere.
Questo linguaggio riesce ad essere condiviso perché attinge dal patrimonio e dalla tradizione di Milano – dal suo passato, come dal suo presente – gli strumenti per costruire la grammatica e i discorsi. Sintetizzando: le proprie radici assunte e riproposte non in un’ottica divisiva o esclusiva, ma al contrario per includere e generare futuro. Da qui l’idea di un vocabolario, da realizzare come un processo che richiama e raccoglie in unità attorno alle parole e ai concetti che illustra. Rifacendoci alla metafora – che al termine potrà diventare anche un prodotto fisico, un libro – il Comitato Scientifico ha dato avvio ad una riflessione che individui quei termini che hanno dato sostanza (sostantivi), declinato uno stile e un modo d’essere (aggettivi), identificato e analizzato processi (verbi) che contribuiscono a creare l’identità di Milano come metropoli d’Europa.
Il nutrito dibattito interno al Comitato ha portato in evidenza un plesso di tematiche attorno alle quali si vanno coagulando iniziative interessanti, in grado di generare una nuova tappa nel cammino dei Dialoghi di Vita Buona, organizzata nella stagione che si apre il prossimo 9 dicembre per concludersi nel 2021.

Le tappe del progetto

Iniziamo la nuova stagione dei Dialoghi di Vita Buona nel segno della conferma e della ripresa. Torniamo al Piccolo Teatro Studio per un evento che ci permette di rileggere un aggettivo importante ed essenziale per l’identità di Milano: il termine “ambrosiano”. La sapienza e la genialità di Luca Doninelli e di Giacomo Poretti si sono fuse per aiutarci a comprendere il contenuto originario di questo aggettivo, tornando alle fonti, all’incontro tra due geni – oltre che santi – come Ambrogio e Agostino. Nessuno dei due nativo di Milano, entrambi fondamentali nella costruzione del carattere e dello stile di questa città. Milanesi ante litteram hanno saputo creare quel mix di riconoscimento, profondità di lettura, accoglienza e anche esigente laboriosità che la storia indicherà proprio con l’aggettivo “ambrosiano”.
Seguono nel 2020 quattro incontri in cui declinare quattro sostantivi capaci di raccontare dimensioni fondamentali di Milano: il concetto di città, il tema della malattia e della morte, il capitolo delle religioni e quello del lavoro.
Milano è sinonimo di lavoro. Le trasformazioni che interessano tutto questo mondo – tecnologiche, etiche, antropologiche, economiche, sociali – interrogano la città. Il confronto tra studiosi, imprenditori, lavoratori e istituzioni è in grado di produrre un interessante esperimento di dialogo, in vista del futuro che questa metropoli d’Europa sta già imbastendo. Il futuro di Milano si gioca nella capacità di articolare tra loro intelligenza umana (con la sua sapienza) e le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, così come la si sta creando. Gli aggettivi “naturale”, “artificiale”, “umano”, “tecnologico” sono già stati oggetto di analisi in precedenti eventi dei Dialoghi di Vita Buona, facendo emergere la necessità di – e anche le energie e i soggetti per – creare spazi in cui ci si confronti insieme sul ruolo che questa dimensione gioca nella costruzione del futuro di Milano. Filosofia e scienze, teologia e religioni si sono sentite chiamate in causa in modo diretto.
Analogo orizzonte vale per il tema della malattia e della morte. Milano è una città che porta nella sua memoria i segni di grandi emergenze che ne hanno modellato la forma e il carattere. Questi avvenimenti hanno creato reti di solidarietà, forme di attenzione, interrogativi che bucano la superficie del quotidiano, intelligenza per nutrire la ricerca e la cura. Affrontare a partire da questa storia un dibattito molto attuale in Italia, anche questa sarà una grande esperienza di dialogo. Nel nostro tempo, caratterizzato da progressi costanti e significativi della medicina che aprono prospettive inedite ai percorsi di cura, emerge la domanda su come affrontare gli interrogativi che l’esperienza della malattia e della morte pongono. Istituzioni e centri di cura, enti di formazione e scuole, tradizioni di pensiero e religiose (cristiane ma non soltanto) si interrogano con insistenza su come valorizzare la spiritualità in questo ambito, quale dimensione unificante l’esperienza umana, che permette un approccio integrale alla persona malata, evitando di limitare l’attenzione esclusivamente alle patologie cliniche.
Il tema che organizzativamente ha raccolto maggiori consensi e contributi è quello legato al concetto di città, al suo destino e non solo al suo futuro. Milano sta vivendo un momento di reale renaissance. I Dialoghi di Vita Buona possono aiutare la città a individuare il futuro verso il quale intende marciare, per non cadere nella retorica di chi fa dell’avvenire un imperativo senza contenuto. Futuro, destino: il termine stesso è stato oggetto di precisazioni, si è parlato di “oltre”, di “avvenire”, di “immaginazione”. Occorre creare uno spazio di dibattito in cui il quotidiano, le pratiche e i saperi della vita metropolitana pongono interrogativi a chi è il simbolo della città, in un dialogo che coinvolge anche i luoghi più interessati dalla trasformazione, come quelli periferici e spesso dimenticati. Un simile esercizio di dialogo è davvero un servizio per Milano metropoli d’Europa. Al tema del futuro è stato associato anche quello delle generazioni e dei giovani, anzitutto per non dimenticare un dato: la distanza tra le generazioni e l’urgenza di forme di cucitura che non siano retoriche. Più in generale il termine cucitura, meglio ancora il verbo “cucire” (eco del “rammendo urbano” dell’architetto Piano) è emerso come un concetto utile per il vocabolario in costruzione: leggendo la città da un punto di vista urbanistico, con il bisogno di rilegare mondi e popolazioni che rischiano di succedersi nei medesimi spazi senza mai incontrarsi realmente. Su questa dimensione sono importanti riflessioni che portano alla luce come Milano affronta le disuguaglianze, lavora per rendere soggetto le periferie, lotta per superare le povertà.
Un quarto tema è stato capace di condensare dibattito e progettazione: le religioni, la loro presenza e il loro apporto nella costruzione della città. Milano ha una chiara impronta ambrosiana, segno di un cattolicesimo che si è impastato con la storia e lo sviluppo della città, contribuendo al suo cammino. Il presente racconta un dato inedito: Milano sta diventando plurale anche dal punto di vista religioso, in modo visibile e non traumatico. Leggere queste trasformazioni, riconoscere l’apporto delle diverse tradizioni religiose nella tessitura dei legami dentro la città, pensare al ruolo insostituibile della religione nei processi che generano il futuro di Milano – che realizzano il suo destino – è certamente un tema interessante di dialogo e di confronto.
I quattro temi appena presentati saranno oggetto di quattro incontri che il Comitato Scientifico sta costruendo, grazie all’apporto delle diverse realtà che lo compongono. Le università – la Statale che in passato ha ospitato la Cattedra dei non credenti, la Cattolica ma anche istituzioni che hanno contribuito in modo significativo ai lavori del Comitato Scientifico, come la Bicocca e il Politecnico – le Fondazioni e le voci della imprenditoria milanese stanno elaborando percorsi per affrontare i temi in oggetto. E per giungere a dare vita a un ulteriore tavolo di lavoro, significativo per il futuro di Milano. Un tavolo che vede il Comitato Scientifico – all’interno del quale siedono il presidente e un direttore scientifico dello Human Technopole – impegnato ad accendere un dibattito che mira ad approfondire il contenuto dell’aggettivo “human” di questo nuovo ente di ricerca. Anche questo vocabolo deve entrare a giusto diritto nel vocabolario per Milano. I Dialoghi di Vita Buona intendono farsene carico.
Il lavoro prospettato è ingente e certamente sforerà in parte anche nei primi mesi del 2021. Questa stagione dei Dialoghi si concluderà con un secondo evento al Piccolo Teatro che avrà come oggetto lo sviluppo di un verbo essenziale per Milano, nella sua tradizione come nel suo futuro: il verbo “dialogare”, che intende riprendere il sostantivo “dialogo” analizzandolo come un processo costitutivo per l’identità di Milano metropoli d’Europa.