Secondo il biblista, vescovo ausiliare della Diocesi di Milano, il Libro stupisce perché non ha una idea negativa, ma positiva del corpo, che viene direttamente da Dio attraverso la creazione, obbligando a considerare il rapporto, distinto ma non separato, con l’anima

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Secondo monsignor Pierantonio Tremolada, biblista e vescovo ausiliare della Diocesi di Milano, la Bibbia stupisce perché non ha un’idea negativa, ma positiva del corpo: «Il corpo viene direttamente da Dio, attraverso la creazione, e ci obbliga a considerare in maniera attenta e seria il rapporto tra anima e corpo», un rapporto distinto, ma non separato, in quanto l’anima non è pensabile senza il corpo. Monsignor Tremolada afferma inoltre che la Bibbia sottolinea la bellezza e la nobiltà del corpo senza dimenticarne la fragilità. Infatti «invita a intendere che siamo un corpo».

«La corporeità è una dimensione intrinseca», anticipa Tremolada in vista dell’intervento alla serata dei «Dialoghi di vita buona», sottolineando come il corpo non sia «insieme organico del nostro fisico, ma è la possibilità che ci viene offerta di entrare in relazione con gli altri e con il mondo». Il corpo infatti è l’insieme dei sensi: possiamo vedere, toccare, ascoltare, parlare, muoverci e in questo senso «il corpo è di più del nostro fisico, è la modalità attraverso cui la soggettività entra in relazione, percepisce se stessa e fa l’esperienza della sua collocazione nel mondo». Tremolada ribadisce la differenza tra fisico e corpo, sostenendo che «il fisico è la modalità attuale della nostra dimensione corporea, che potrebbe avere una forma diversa che non conosciamo: in questo senso la Bibbia parla di resurrezione del corpo».