Il Vescovo e biblista ha delineato l’idea del corpo in riferimento a brani della Scrittura

Monsignor Pierantonio Tremolada, biblista, Vescovo ausiliare di Milano, ha articolato il suo intervento attorno a quattro brani della Scrittura: «Per la Bibbia non “abbiamo” un corpo, ma siamo un corpo, mai distinto dell’anima. Il corpo dell’uomo è più del suo fisico, perché identifica il soggetto e ci permette di incontrare gli altri e di comprendere il modo che ci circonda». Partendo da questo presupposto, «la corporeità non dovrebbe essere annientata dalla morte. Non è il corpo a finire in cenere, ma il fisico, la forma odierna del nostro corpo. Una nuova corporeità ci permetterà di esprimerci nella cornice grandiosa di un mondo anch’esso nuovo, perché redento. Così dobbiamo guardare alla risurrezione». Infine, la conclusione: «Non esiste la cura, ma il prendersi cura, recuperando la priorità dei cinque sensi e non dimenticando il valore di un bacio, una carezza, un abbraccio. Qui si potrà innestare meglio il discorso tra naturale e artificiale: un abbraccio non potrà mai essere sostituito da una comunicazione virtuale». In questo senso il corpo può raggiungere una dimensione liturgica come tempio di Dio: «Così ci si prepara alla risurrezione e, in un certo senso, la si anticipa».