Grande partecipazione alla serata promossa sull’identità del capoluogo lariano, prima tappa locale dell’iniziativa ideata dal cardinale Scola e da Massimo Cacciari. "Speciale" su Chiesa Tv il 12 e il 14 ottobre (ore 21.10)

di Marcello VILLANI

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Una sala completamente gremita in tutti i suoi 400 posti, con molta gente in piedi, quella dell’Auditorium della Camera di Commercio di Lecco che ha ospitato i “Dialoghi di vita buona – Lecco, cosa fa una città?”. Alla loro prima “uscita” da Milano, i “Dialoghi” sono stati accolti con sincero interesse dai cittadini.

Dopo un breve filmato, hanno preso la parola alcuni protagonisti della vita sociale, religiosa e imprenditoriale lecchese.

Riccardo Bonacina, direttore di Vita, ha moderato un dibattito mai banale su quale possa essere la vocazione della “ex” città del ferro. Più che una riflessione, il vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla ha espresso un augurio: «Quando si deve far qualcosa, il ferro è ancora molto duro, ma quando lo si scalda e lo si scalda bene, si può fare tutto. Auguro a Lecco di scaldarlo al meglio». Il sindaco Virginio Brivio ha invece riflettuto sul fatto che, fino a dieci anni fa, si facevano progetti per portare gli immigrati a lavorare nelle nostre fabbriche: ora è tutto cambiato. E Daniele Riva, presidente della Camera di Commercio, ha sottolineato con orgoglio il fatto che a Lecco, dall’apertura del Campus universitario del Politecnico, sono stati formati 800 ingegneri stranieri.

 

Ma è stato l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, lecchese, a tracciare la via. Nel suo video-intervento, oltre a raccontare la “sua” Lecco, quella delle tute blu, della comunità politica e sociale più coesa, Scola ha spiegato che tutto è cambiato, ma ha aggiunto anche che tutto deve cambiare: con uno sguardo cristiano alla base, inclusivo, accogliente.

 

E Silvano Petrosino, filosofo e professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pur non parlando direttamente di Lecco, ha ammonito i suoi cittadini, gli amministratori e chi deve costruire una nuova città, a non farlo seguendo “idoli”: «La gente lascia il contado per andare in città. Il contado è grigio e la città luminosa. Ma nel contado viveva meglio. Eppure la lucentezza dà qualcosa che il contado non dà. Il problema è se c’è un’alternativa: il rischio della “patata lessa”, del moralismo, è grande. San Tommaso elogia la sobrietà. Ma dà una definizione della sobrietà che non è la rinuncia ai piaceri, senza i quali non si può vivere, ma la rinuncia a quei piaceri che rompono i legami. L’alternativa non è la solitudine conventuale, ma un modo di stare insieme diverso. Sobrio, ma nel senso di Tommaso».

Apprezzati tutti gli altri interventi. A partire da quello di Plinio Agostoni, vicepresidente dell’Icam, che ha premesso: «Molto è cambiato se qui a parlare c’è un cioccolattiere e non un metalmeccanico…». E ha aggiunto: «Il cambiamento può essere positivo o negativo. Ma il non cambiamento è sicuramente negativo». I suoi dati hanno fatto riflettere sul fatto che la trasformazione da città metalmeccanica a città del terziario non è stata solo negativa: «Nel 1981 le realtà economiche erano 20 mila con 110 mila assunti, nel 2001 27 mila con 160 mila occupati. Lecco resta un’oasi felice. E non siamo il fanalino di coda in Lombardia. Il dato negativo è la disoccupazione: Lecco è al 6,2%. Ma le esportazioni sono aumentate nel 2015 a 4 miliardi, del 10% in un anno. Lecco cambia, ma resiste, e forse resiste perché cambia». Orgoglio è stato espresso dal Prorettore del Politecnico di Milano Marco Bocciolone per gli scambi tra studenti, per la vivacità di un mondo universitario che ha saputo mettere insieme italiani, cinesi, iraniani…Anche Giulio Ceppi, architetto e urbanista, ha espresso contrarietà agli idoli, ai palazzi fatti da grandi architetti: «Lecco è diventata uno zimbello, la chiamano la “Berlino degli straccioni” perché ha pensato di fare edifici importanti con gente importante. Abbiamo chiamato gli idoli, tanti vitelli d’oro, per risolvere i nostri problemi. Invece dobbiamo lavorare su un’area vasta di città limitrofe per costruire una città territoriale, cercando di fare massa critica».

Infine Luisa Minoli, presidente de La Nostra Famiglia, Mauro Gattinoni (direttore di Api) e don Filippo Dotti (responsabile dell’oratorio San Luigi, della centralissima parrocchia di San Nicolò), hanno poi interrogato i relatori. Don Filippo ha lamentato la presenza di pochissimi giovani e invitato a «guardare in alto, all’infinito». Minoli ha spronato i lecchesi a educarsi a ritornare a pensare alla comunità non per «me» ma per il «noi, un qualcosa a cui mi devo donare, alla quale devo dare me stesso». Gattinoni ha ribadito che «il nuovo è qui. Non quello che è là, lontano. Ma a Lecco cosa c’è di nuovo? I giovani del Poli».

Nel finale conclusione alle note e alle parole di Davide Van De Sfroos e di Aldo Bonomi, che hanno degnamente salutato un pubblico soddisfatto per una serata da ricordare.