Don Giancarlo Quadri, prete ambrosiano, cappellano del Centro pastorale fedeli italiani nella capitale belga, interviene a caldo dopo le stragi all’aeroporto e alla metropolitana: «Nessuno pensava ad attentati qui: non ci sono tensioni, la convivenza tra etnie diverse è ben avviata. Forse è proprio per questo che i terroristi hanno colpito»

Questa mattina è stato colpito il cuore dell’Europa, con attentati a Bruxelles e un primo bilancio di 23 vittime e decine di feriti. Alle 8 ci sono state due esplosioni all’aeroporto Zaventem in cui sono morte 13 persone e 35 sono rimaste ferite. Forse a farsi esplodere è stato un kamikaze, ma è ancora presto per avere certezze. Un’ora dopo altri attentati in centro alle stazioni della metropolitana affollatissima come ogni mattina. Due le fermate prese di mira Maelbeek e Schuman dove in tutto al momento sembra siano rimaste uccise una decina di persone. Questa potrebbe essere la risposta all’arresto di tre giorni fa di Salah Abdeslam, il ricercato numero uno degli attentati di Parigi il 13 novembre scorso.

Abbiamo raggiunto al cellulare don Giancarlo Quadri, già responsabile della pastorale dei migranti nella Diocesi di Milano, che da due anni vive a Bruxelles dove svolge il suo lavoro come cappellano del Centro pastorale fedeli italiani. Al momento non si sapeva ancora degli attentati alla metropolitana. «La polizia si scatena e blocca tutto, così non si riesce a circolare», dice al volo mentre si sta recando in centro.

C’erano avvisaglie che la situazione potesse precipitare fino a questo punto?
È il “fino a questo punto” che è un problema, perché chi non è nel luogo in cui succedono questi fatti non ne risente molto. Poi però, purtroppo, questo è l’effetto che gli attentatori vogliono ottenere, cioè la diffusione di un’insicurezza generale, con le persone che iniziano a dire: “Ma allora può capitare anche a me! Può capitare anche qui!”. E si scatena la psicosi. Certo, nessuno pensava che potessero prendere di mira Bruxelles in questo modo.

Come mai proprio Bruxelles? Forse si covavano tensioni sotto la cenere? In fondo sono cellule che si sono scatenate dall’interno della società…
Io sono un po’ restio a dare questa spiegazione perché tutto sommato, per quel poco che vedo (sono qui da due anni) mi sembra che in fondo la convivenza sia ben avviata tra le diverse etnie. Qui poi sono numerose e all’estremo confine, ma probabilmente il terrorismo è terrorismo e queste persone studiano dove porre i loro agguati. Forse proprio questo vogliono colpire: il fatto che si cominciava a vivere bene insieme.