Dodici chilometri per ricordare l'atleta olimpionica Samia perchè il diritto allo sport non abbia nè genere nè confini. Samia è affogata nel Mediterraneo mentre cercava di arrivare in Europa per allenarsi per le Olimpiadi. E' un'eroina dei diritti delle donne e dei diritti civili. Previsti anche due percorsi più brevi: Family Run di 4,4 km e Mini Run per i bambini

Domenica 22 maggio, a Ternate (Va) si ripete la corsa in memoria di Samia. Dodici chilometri per ricordare l’atleta olimpionica perchè il diritto allo sport non abbia nè genere nè confini. Samia è affogata nel Mediterraneo mentre cercava di arrivare in Europa per allenarsi per le Olimpiadi. Non poteva farlo nel suo paese. E’ un’eroina dei diritti delle donne e dei diritti civili. La manifestazione, organizzata dall’Associazione Africa&Sport, è realizzata con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus a valere sul Bando Futuro Anno 2015. Tre i percorsi possibili lungo la pista ciclo-pedonale del lago di Comabbio: oltre al giro completo di 12 Km, è prevista una Family Run di 4,4 km per i meno allenati e Mini Run per i bambini (da 1 a 12 anni)

Samia Yusuf Omar è morta nel Mar Mediterraneo il 2 aprile 2012 mentre cercava di attaccarsi a una fune lanciata da una nave italiana. E’ una delle tante vittime degli scafisti, Foto di Samia delle guerre e degli integralismi che affliggono l’Africa per cui molti africani corrono i terribili rischi dei viaggi organizzati dalla criminalità. Samia aveva affrontato questo terribile viaggio perché voleva correre e partecipare alle gare internazionali dei 200 metri e non lo poteva fare a Mogadiscio dove era nata. Questo elementare diritto era negato dal gruppo integralista islamico al-Shaabab che in quel periodo deteneva il potere con la forza delle armi e degli attentati terroristici. Il gruppo aveva imposto la Sharia per cui le donne dovevano andare in giro solo accompagnate da parenti e vestite con il burqua. Il padre di Samia è stato ucciso dagli al-Shaabab perché non ha voluto sottomettersi a questi soprusi. Samia aveva sfidato queste inique leggi a suo rischio e pericolo, era costretta a correre nello stadio di notte e non aveva la possibilità di avere un vero allenatore. Nonostante questo aveva vinto tutte le gare in Somalia ed era riuscita a rappresentare il suo paese alle Olimpiadi di Pechino (confrontare i due video: https://www.youtube.com/watch?v=4E1O_2BOt1c, https://www.youtube.com/watch?v=4E1O_2BOt1ch).
A Pechino era arrivata 10 secondi dopo la prima nella batteria dei 200m. Nel video si vede chiaramente la mancanza di alimentazione e di allenamento della povera Samia. Avendo capito che non poteva gareggiare a quel livello era andata prima in Etiopia dove le avevano promesso di farla entrare in un gruppo sportivo ben organizzato. Ma la proibizione degli al-Shaabab era arrivata anche là. Allora ha deciso di intraprendere il terribile viaggio verso l’Italia con l’obiettivo di arrivare a Londra e prepararsi in modo sistematico per le Olimpiadi del 2012. E’ stato un viaggio di 8.000 km in un cassone chiuso, tranne una piccola apertura, che poteva contenere 10 persone e invece ce ne stavano 70. Ha attraversato in queste condizioni disumane il Sahara fra continue violenze e sopraffazioni da parte dell’organizzazione criminale, con richieste di pagamento sempre più esose, con cibo ed acqua sotto il livello di sopravvivenza. Queste sono le condizioni in cui si trovano gli infelici africani che affrontano questa avventura. Sulla nave si è ripetuta la stessa situazione. Samia non è riuscita ad arrivare alla fune gettata dall’imbarcazione italiana, perché ridotta allo stremo. E’ un’eroina dei diritti civili e dei diritti delle donne, è morta per cercare di diventare l’atleta che voleva e poteva essere. E’ una martire degli ideali sportivi e civili.
Per questo organizziamo una corsa per ricordarla.
(da www.corriconsamia.it/)