Van de Sfroos concluderà la terza e ultima serata dei “Dialoghi di vita buona”. Per l’artista sarà un “alleggerimento musicale” per aiutare a riflettere

“Guarda come gioco bene, con i documenti della banca, con il ministro e la torta da spartirsi”. Alcune canzoni di Davide Van De Sfroos sono un trattato di sociologia. Ad esempio “La machina del ziu Toni”, sui cui sedili sfondati i nipoti ascoltano musica e sognano quale bolide lustro avranno. Poi il futuro arriva, e loro diventano “gli stregoni della bursa, architett de tuta questa farsa”. Benestanti, rampanti, fanno a pezzi le giornate, “come sushi”. Ma l’odore che resta non è tanto buono, “l’è menga taant boon”, e la nostalgia è “dell’uratori”.

«Le mie canzoni raccontano storie», dice Davide Van De Sfroos, che lunedì chiuderà la serata dei Dialoghi. «Parlano di territorio – aggiunge – di persone, di eventi, di città. Esplorano in chiave musicale il tema dell’economia su cui ruota la serata». Dopo l’appuntamento di ottobre nella sua Lecco, il cantautore torna ad essere la sigla finale dell’evento. «Sarà un alleggerimento musicale – lo definisce -, che aiuti a riflettere e a consolidare nel pubblico alcune idee della serata». L’economia delle canzoni di Van De Sfroos è quella della guerra, della vita, del lavoro, della fatica quotidiana, del contrabbandiere cui ha dedicato una “ninna nanna”. «Può essere soldi e tradimento, frode necessaria e passaggio generazionale. Sono i sogni della tua anima fin da bambino oppure i denari di Giuda: li voleva davvero?».

Il tema “L’economia ci cura?” sarà esplorato lunedì da sociologi, imprenditori, giornalisti e dal cardinale Angelo Scola. Van De Sfroos porterà la sua visione artistica di attento osservatore delle persone. «L’economia – afferma – è dappertutto nelle nostre vite, fin da quando abbiamo deciso nella notte dei tempi di usare le monete». Oggi però, ammette, «è necessaria un’attenzione in più, come ha detto anche Papa Francesco un mercoledì di aprile, durante un’udienza al termine della quale ho avuto la fortuna di stringergli la mano». L’attenzione di «capire davvero dov’è la nostra felicità, capire dov’è la speranza». La nostra speranza, queste le parole di Francesco, “non è un concetto, non è un sentimento, non è un telefonino, non è un mucchio di ricchezze! La nostra speranza è una Persona, è il Signore Gesù che riconosciamo vivo e presente in noi e nei nostri fratelli” (il testo dell’udienza generale).

«Nella vita – analizza Van De Sfroos – nello spettacolo, nello sport, siamo spesso legati alle cose che pensiamo di doverci mettere addosso per sembrare più belli». E invece è giusto «appassionarsi alla musica se è quello che ami. Consapevole che non tutti devono diventare i Beatles, o Higuaìn, o Picasso. È possibile ancora oggi seguire i propri sogni ed essere liberi, se si ama ciò che si fa». (Clicca qui per ascoltare “Yanez”)

Il 9 giugno porterà per la prima volta il suo folk rock allo stadio San Siro. «Sarà un bel concerto – assicura -. Con palco, impianti, luci dimensionati all’enorme spazio. Ma, per restare sul tema dei Dialoghi, resisto alla tentazione degli effetti speciali, di usare la scorciatoia della tecnica eccessiva. Voglio che sia un momento vero, dedicato a tutti i musicisti e ai fan che ci sono sempre stati in questi anni di carriera. Vuole essere un ritrovarsi tutti insieme».