Il biologo molecolare e bioeticista, aprirà i lavori della Giornata di studi promossa dalla Statale e patrocinata dai Dialoghi di vita buona a cento anni dalla conferenza di Monaco di Max Weber. Un anticipazione del suo intervento

di Stefania Cecchetti

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Una giornata di riflessione sul ruolo dello scienziato oggi e sul suo rapporto con la politica, la costruzione della società e l’istanza della spiritualità. È quanto propone l’Università degli Studi di Milano, con il patrocinio dai Dialoghi di vita buona, per lunedì 27 novembre. A fornire l’occasione per questo incontro, i cento anni dalla Conferenza di Monaco “La scienza come professione”, tenuta dal sociologo Max Weber.

Aprirà i lavori l’intervento di Giuseppe Testa, professore di biologia molecolare dell’Università Statale e Direttore del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali all’Istituto europeo di oncologia. Secondo Testa, «è importante discutere su ruolo dello scienziato nella società di oggi: chi sono gli scienziati? Cosa fanno? Per chi lavorano? Quali valori e speranze rappresenta oggi la scienza? Certamente la situazione è molto cambiata dalla celebre lezione tenuta da Weber a Monaco sulla scienza come professione, seguita, due anni più tardi, da una analoga lezione sulla “politica come professione”».

In particolare, spiega Testa, nel corso di questo secolo sono cambiati i luoghi e modi in cui viene prodotto il sapere: «Non esistono più – spiega – solo le Università e i Centri di ricerca. Soprattutto le scienze della vita vedono coinvolte una sempre maggiore quantità di persone che, da essere meri oggetti della ricerca, sono diventati partecipanti attivi. Penso per esempio alle associazioni di pazienti che hanno un ruolo considerevole nella promozione e nel finanziamento delle ricerche».

«È cambiato – aggiunge Testa – anche l’investimento che i Governi fanno sulla scienza, ormai considerata a pieno titolo come la base dell’innovazione e della crescita economica, anche se a fronte di Stati che puntano fortemente su questo settore ce ne sono purtroppo altri, come l’Italia, che investono in maniera ancora inadeguata». Non ci solo i finanziamenti pubblici, precisa però Testa: «Soprattutto per quanto riguarda le scienze della vita è forte il connubio tra scienza e capitale. La dimensione della biotecnologia come campo di impresa ha modificato molto gli obiettivi e le partiche stesse della scienza».

Nel suo intervento Testa si occuperà anche dell’influenza delle scoperte scientifiche sulla collettività: «Come le evidenze scientifiche sono in grado di orientare il modo in cui la società prende le sue decisioni? Come la gente partecipa alla costruzione della conoscenza? – si chiede lo scienziato -. È il campo della cosiddetta “epistemologia civica” e ne abbiamo molti esempi sotto gli occhi, a cominciare dalla delicata questione dei vaccini, argomento scientifico diventato oggetto di controversia nello spazio pubblico».

Testa concluderà parlando del ruolo fondamentale della politica: «C’è bisogno di un profondo ripensamento delle istituzioni – spiega -. Sia la scienza che la politica hanno bisogno di credibilità e di rinnovato vigore per poter essere quelle “bussole” di cui parlava Weber. Servono nuovi strumenti istituzionali, perché la pervasività della scienza possa vederci come cittadini che ne fanno un uso consapevole e partecipano a tracciarne i valori. È una grande scommessa, ci troviamo a una giuntura storica in cui le cose possono prendere pieghe diverse, alcune delle quali per nulla auspicabili».