Nell’Aula magna della Statale, alla presenza dell’arcivescovo Delpini e del cardinale Scola, dibattito sulla scienza e il suo rapporto con la società, a 100 anni dalla conferenza di Max Weber sul tema

di Annamaria BRACCINI

Max Weber

Chi è oggi il committente della scienza? Chi pone la domanda giusta sul senso della vita? Chi sono gli scienziati e come si inseriscono nella pluralità della società e della politica? Parte da tanti interrogativi – parafrasando la famosa conferenza tenuta da Max Weber all’Università di Monaco di Baviera il 7 novembre 1917, dal titolo «La scienza come professione» -, la nuova sessione dei Dialoghi di Vita Buona. Nell’Aula magna dell’Università degli Studi di Milano, alla presenza del cardinale Scola e dell’arcivescovo Delpini, di docenti e di molti giovani (loro la scelta del tema), la mattinata di studi affronta la difficile e ancora attualissima questione del rapporto tra scienza e società.

Testa: il potere della scienza

A portare il primo contributo è Giuseppe Testa, biologo molecolare, bioeticista della Statale e dell’Istituto Europeo di Oncologia, che presenta un ampio panorama degli sviluppi delle biotecnologie e delle tecnoscienze: «Oggi vi è una molteplicità di discipline. Bisogna chiedersi da chi viene posta la domanda sulla scienza e a chi è rivolta, specie in una realtà di grande frammentazione dei canali della conoscenza – che, attraverso strumenti come Google, potrebbe portare a formare tanti mini scienziati -, e di forme di rappresentanza politica altrettanto frammentate. È qui che occorre chiedersi chi sono oggi gli scienziati e chi è il committente».

Insomma, chi promuove la scienza e quale è il potere che si muove, spesso, dietro le quinte? Basti pensare ai tanti passaggi problematici nati dopo la clonazione della pecora Dolly, che portò il Comitato etico costituito dalla Casa Bianca a formulare conclusioni per cui si è parlato di «biocostituzionalismo» per adeguare la morale a quanto già scoperto e sperimentato. E – si potrebbe aggiungere, anche senza voler fare dietrologia – chi paga tutto questo? L’esempio di Testa è lampante: «Il Giappone ha cambiato la legge sulle cellule staminali, mettendo di fatto il mercato come momento chiave della ricerca scientifica». Si torna così alla famosa formulazione di Weber, che a Monaco sottolineò come «nulla sappiamo del funzionamento del tram che ci trasporta, ma non importa perché facciamo affidamento sulla vettura».

Magatti: la resilienza dell’umano

«Vogliamo solo continuare a fare affidamento?», chiede Mauro Magatti, sociologo dell’Università Cattolica, citando ancora il pensatore tedesco: «Intellettualmente non possiamo che abbracciare la scienza, pur sapendo che questo ci porterà in un vicolo cieco». Da qui una doppia via di uscita, in entrambi i casi inadatta all’umano in senso pieno: «Lo specialista senza spirito è assoggettato allo sguardo analitico, resta privo dello spirare del vento e tende a perdere piani di realtà e, quindi, di senso. Nello stesso tempo, il gaudente senza cuore – figura tipica del soggettivismo contemporaneo -, si ritrova con un cuore indurito».

Insomma, come diceva Benedetto XVI, si restringe la ragione e si dilata la potenza (o l’onnipotenza): «La scienza finisce per ispessire il vetro che sta tra noi e la realtà, incatenati come siamo alla ragione strumentale. È questo che ci rende tesi e tristi, tanto è vero che l’idea di persona, nella nostra cultura, è ormai senza consistenza e in uno stato di tecnonichilismo».

La soluzione? Difficile, ma non impossibile: «Abbiamo ancora bisogno del rigore dello scienziato, ma anche di misurarci con le due perdite di cui parla Weber, lo Spirito e il cuore. Se la resilienza dell’umano è posta sotto pressione, serve l’eroismo al fine di ritrovare lo spirito che nasce dall’esperienza del bello e della nostra precarietà. Ci vuole cuore come fedeltà e condivisone del dolore – per questo abbiamo sempre più bisogno del povero e dello scarto – di fronte alla nostra tendenza a chiuderci. Occorre scommettere su spirito e cuore come strategia per rispondere allo strapotere della tecnica».

Cacciari: la scienza come missione

Appassionato l’intervento di Massimo Cacciari, filosofo dell’Università Vita e Salute San Raffaele: «Weber scrive in un’epoca tragica, nel 1917, dopo aver a lungo letto Nietzsche. Nel suo testo c’è tanto Nietzsche quanto Husserl, ossia il richiamo a un dovere di scienza rigorosa, ma nella consapevolezza che esiste altro». Per comprendere davvero ciò di cui si sta parlando, per Cacciari bisogna fare riferimento alla «formula trascendentale che rende possibile un’idea di scienza come prodotto di una missione e non semplice empirismo». Non a caso il termine utilizzato da Weber – beruf – indica sia professione, sia missione, vocazione: la scienza come missione dell’uomo europeo.

«Ma questa stessa volontà di sapere è disincanto – prosegue -. Infatti diciamo scientifico e non scienziante, perché per noi europei la scienza è un produrre, un fare. Quell’addomesticamento della natura che i progressi contemporanei perseguono è tale e quale in Platone. Certo, ciò che è oggi è possibile, non lo era ai tempi di Weber, così come lo sviluppo di un secolo fa era impensabile nell’epoca di Galileo, ma il modello non cambia. Quindi la scienza in Weber è un valore in sé irrazionale (e qui c’è Nietzsche), che poi si razionalizza e si agisce. Cosa fare per uscire dalla schizofrenia? Non aveva risposte Weber e non ne abbiamo noi oggi».

«“La scienza non ha nulla a che fare con qualsiasi freddo calcolo”, fu detto nella Conferenza di Monaco, il che rimanda a un più alto aspetto di razionalità e non all’immaginazione», osserva Alberto Strumia, teologo, filosofo della Scienza presso la Facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna. «Forse la strada è la possibilità di un confronto tra scienza e teologia che vada oltre il cosiddetto concordismo e, d’altra parte, l’autonomia assoluta degli ambiti. Sembra di poter affermare che per giungere a un corretto dialogo si deve arrivare a una teoria dei fondamenti comune. Strada se ne è già fatta».

In conclusione, la breve tavola rotonda che ha per discussant il rettore della Statale Gianluca Vago.