Secondo il direttore di «Vita», relatore al prossimo appuntamento dei «Dialoghi» il 15 maggio, «l’esercito dei volontari tiene arato il tessuto sociale, lo contagia di esperienze di bene e soprattutto genera fiducia, che è la base del mercato stesso»

Tornano i «Dialoghi di vita buona». Il terzo evento di questa stagione 2016-2017 – in programma lunedì 15 maggio, come sempre presso il Piccolo Teatro Studio Melato – avrà come tema la cura applicata all’economia e al lavoro. Come ritrovare lo spazio dei valori fondanti la nostra vita nella società odierna, dominata dalla tecnica e dalle scoperte scientifiche? Questa la domanda che farà da filo conduttore alla serata.

A Riccado Bonacina, direttore di «Vita», spetterà il compito di ragionare sul ruolo che il Terzo settore ha nel mondo economico. «Non è così scontato – spiega il giornalista – spiegare cosa centra l’esercito dei volontari con l’economia. Tanto più in un periodo in cui, come ha scritto Saviano, la solidarietà rischia di essere un reato più che un valore».

Prima di tutto, fa notare Bonacina, il legame volontariato-economia nel nostro Paese ha radici lontanissime, risale all’Alto Medioevo: «Solo che fino a qualche anno fa questa capacità storica di mobilitazione gratuita non era misurabile. E, come dicono gli americani, ciò che non si conta non conta, in un mondo dominato, appunto, dell’economia».

Per fortuna qualcuno ha deciso di contarli, questi volontari, e allora il fenomeno è diventato un fenomeno economico: «Secondo l’Istat, che a inizio anni 2000 ha deciso di indagare il fenomeno, in Italia ci sono 7 milioni di volontari cioè di persone che per almeno due pomeriggi alla settimana fanno qualcosa per gli altri senza essere retribuiti. Questi volontari producono servizi, in ambiti diversi, di cui usufruiscono 6 milioni di perone e che generano occupazione per quasi 900 mila persone. Si parla di un fatturato di 67 miliardi annui, che valgono 3 punti e mezzo del Pil italiano. Il volontariato, quindi, crea valore economico e fa risparmiare il Paese, in un momento in cui le risorse sono scarse».

Tuttavia il terzo settore, continua Bonacina, non può ridursi a un fenomeno economico: «Questo “giacimento di gratuità” non solo genera risorse economiche, ma soprattutto cerea dentro la società una rete di relazioni senza la quale anche l’economia hard, quella “vera”, quella dei centri commerciali, si ridurrebbe a uno scambio economico in un deserto dei tartari. Il mondo del volontariato tiene arato il tessuto sociale, lo contagia di esperienze di bene. Per esempio incrementa la fiducia, che è la base del mercato stesso: se pensi che questo sia solo un mondo di lupi, non compri una, casa, una macchina, un vestito nuovo. Il mercato tende a consumare la fiducia, che invece è un bene da generare. Come? Seminando fraternità, relazioni, pensieri positivi sugli altri. Tutte cose che il volontariato è in grado di fare».