All’Università degli Studi una giornata patrocinata dai Dialoghi di vita buona per riflettere sul senso della professione dello scienziato e sul suo rapporto con la politica, la costruzione della società e l’istanza della spiritualità

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale alla Cultura, membro del Comitato scientifico dei Dialoghi di vita buona

Max-Weber

Lunedì 27 novembre, presso l’Università degli Studi di Milano, si terrà una conferenza – promossa dalla Statale e patrocinata dai Dialoghi di vita buona – a cento anni dalla conferenza di Monaco di Max Weber, di cui il 7 novembre ricorre il centenario. Una giornata pensata per riflettere sul senso della professione dello scienziato e sul suo rapporto con la politica, la costruzione della società e l’istanza della spiritualità.

Per ragioni organizzative è necessario registrarsi al seguente link
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I Dialoghi di vita buona ripartono quest’anno in modo inedito. Ci vedono impegnati insieme alla Università degli Studi di Milano (la “Statale”) a rileggere gli effetti e gli sviluppi nati dalle domande poste cento anni fa da uno studioso, in una conferenza divenuta poi famosa, tenuta all’Università di Monaco di Baviera esattamente il 7 novembre 1917. Il titolo di questa conferenza suona significativo e accattivante ancora oggi: la scienza come professione/vocazione.

A un secolo di distanza, che ne è dell’istanza posta in modo chiaro da Max Weber? Cosa è divenuta e cosa sta diventando la scienza, che nel frattempo (grazie anche agli stimoli di questo studioso) è riuscita a conquistare la propria autonomia, organizzandosi in un sapere capace di costruire in modo libero e indipendente il proprio campo e oggetto di ricerca, i propri obiettivi e i propri fini?

Il mondo e la vita umana sono sempre più dipendenti da una scienza (e da una tecnologia che ne è la traduzione applicativa) che non solo interagisce e modifica il quotidiano delle nostre esistenze, ma che sta trasformando sempre più il nostro modo di pensare, di immaginare il futuro, di cercare il senso e la verità della vita stessa. L’identità umana si vede trasfigurata dalla presenza di questa scienza che si è fatta compagna di viaggio sempre più necessaria e avvolgente.

Quali forme di responsabilità ha saputo sviluppare il mondo scientifico per rendere sempre più adulta e matura questa sua presenza nella vita del mondo? Il cammino percorso lo scorso anno dai Dialoghi di vita buona ci ha portato a scoprire nella categoria di “cura” l’attitudine grazie alla quale il potere acquisito dal sapere scientifico e tecnologico in questo ultimo secolo può diventare uno strumento di crescita e di sviluppo per il mondo e per l’umanità.

Cento anni fa Max Weber si immaginava una scienza libera e autonoma, alla quale consacrare le migliori energie e risorse. Alla quale consacrare l’intera esistenza umana individuale. Cento anni dopo è giusto ritrovarsi per ascoltare il cammino percorso, i guadagni ottenuti e i sogni realizzati, i pericoli e gli incubi che hanno preso forma in modo inaspettato, sorprendendoci e rivelandoci lati oscuri impensati di questo mondo che inizialmente ci appariva come la meta di tutti i nostri miti del progresso.

Cento anni dopo è possibile costruire bilanci più realistici e meno utopici; è possibile riconoscere meglio i confini della scienza e i suoi limiti, oltre che i traguardi raggiunti e le scoperte che ci stanno migliorando la vita. Cento anni dopo è possibile rileggere in modo meno antitetico e più rispettoso della complessità del reale il rapporto tra scienza e religione.

Cento anni dopo è possibile soprattutto riscoprire che l’umanità e il suo futuro, il mondo e il suo futuro, hanno bisogno di persone e di istituzioni che facciano della scienza e della ricerca scientifica la loro vocazione, nella certezza che la cura per la casa comune, la cura per il nostro domani passa da questa assunzione di responsabilità.

Il 27 novembre il comitato scientifico dei Dialoghi di vita buona invita ognuno di voi a unirsi a questa nostra riflessione, convinti che la domanda circa il cammino della scienza è una questione che ci riguarda in modo diretto, per come è capace di segnare il nostro futuro.